martedì 1 agosto 2017

Amarcord 1994. Quando potevamo fare "la storia" del Liceo Carducci e invece ci chiavammo solo un tummulo di mazzate



PREMESSA. IoCenzo informa (e fa “il cazzaro” – cit. -) per passione, per un pizzico (ma pure due) di narcisismo, perché per lui scrivere è una questione di vita (l'ossigeno proprio). IoCenzo non è al soldo di nessuno. IoCenzo se dovesse essere al soldo di qualcuno, come fatto in passato, lo renderebbe pubblico. IoCenzo è libero (o forse si illude di esserlo). IoCenzo scrive quello che pensa sia la sua verità. IoCenzo rispetta e tiene in conto solo i consigli degli amici. Che IoCenzo poi faccia di testa sua è un altro conto. Gli amici di IoCenzo non si sono mai permessi di censurarlo. IoCenzo si piglia certe paliate (fortunatamente solo virtuali) dai sui amici. IoCenzo… è fatto così: casatiello, autolesionista, cervellotico, istintivo, di autistima medio-scarsa, empaticamente una pippa proprio, ma è pure un poco bravo guaglione. IoCenzo spera che i pochi lettori afecionados apprezzino un pochino queste cose.
Adesso leggetevi questo amarcord. IoCenzo doveva scrivere qualcosa se no impazziva e usciva di capa. IoCenzo ha profondamente riflettuto su cosa scrivere. IoCenzo ha comunque intossicato l'anima a due o tre cristiani più la moglie e la mamma. IoCenzo poi si è ricordato ‘sto fatto’. IoCenzo allora ha scritto. Non preoccupatevi IoCenzo tornerà a rompere le scatole a tutti. IoCenzo prima però deve andare in ferie. IoCenzo aspetta comunque un pezzo della sua coscienza (Jamm bell… “mammamà” - cit. Sofia), quello più capatostissimo di tutti. 
 
CORREVA L'ANNO 1994. O almeno così mi pare. Il mese era quello di febbraio. Con un autobus tutto scassato una quindicina di giovinastri si apprestano a partire alla volta di Pomigliano d’Arco per disputare una ‘partita storica’. Per la prima volta una squadra sportiva del Liceo Classico “Giosuè Carducci” di Nola si apprestava a disputare la fase finale del campionato provinciale di basket. Un successo ‘da ricordare’ per l’epoca (primi anni ’90), anche il passaggio della fase a gironi, dove Marigliano imperava nonostante la “generazione di baby fenomeni nolani” che aveva portato l’allora CAP a disputare il campionato nazionale di categoria (sfidarono all’epoca pure Caserta (dove se la memoria non mi inganna militava un tale Ancillotto) pigliando un mega paliatone.
LA SQUADRA. Incoraggiati e supportati dalla mitica prof. Vanda “sta mano po esse fero” Ferone, si decide, noi ragazzi delle terze Liceo di apparare la squadra. Ovviamente io non decido un cazzo, ma i miei migliori amici mi buttano dentro lo stesso. Ogni scusa è buona per far casino e saltare lezioni e non fare compiti. E noi o le saltiamo tutti insieme o andiamo a scuola (vabbuò, diciamo così) tutti insieme (ahh beata giovinezza). Per quello che ricordi entrano nel rooster: Filippo ‘il nazareno’ Podda, Valerio ****ò De Sanctis, Francesco Casoria, Vincenzo ‘ziuziu’ Pistone, Alessandro ‘Zenone’ D'Alessandro, Dino Nappi, Emilio ‘l’indiano’ Petillo, Carmine Tulino e io, Vincenzo ‘cenzone’ Capezzuto: sono quelli che sicuro ci stavano, poi mi pare Francesco Pesce e Umberto ‘malapelle’ Napolitano (ma di sta cosa non ne sono sicuro). La guida tecnica viene affidata a Nino ‘nineo’ Napolitano (che ancora mi domando cosa c'entrasse visto che era più grande di noi), supportato dal top player Paolo Ammaturo. Paolo è scuola Avellino, gioca davvero bene per gli standard dell’epoca. Ma non può far parte della squadra perché tesserato. La ‘botta di culo’ è che quell’anno i tesserati non possono far parte della squadra. Un vantaggio per il Liceo, uno svantaggio per Marigliano.

LA FASE A GIRONI. Il Liceo capita con la Ragioneria del supercampionissimo Massimiliano Guida e la corazzata Marigliano. La prima partita è con la Ragioneria. Si gioca in 5 contro 1 (PaternoGuida). Quell’1 è (credo) il più forte giocatore di basket nato a Nola da sempre. E fa una roba tipo 40 punti o su di lì. Stravinciamo. Tanto che gioco pure io per un paio di minuti. La squadra c’è. Siamo organizzati (tre o quattro schemi, tra cui uno chiamato “pugno”… che cazzo di memoria è…). La prof Ferone ci crede. Pure noi. Intensifichiamo gli allenamenti. Per la gioia di tutti. Lezioni saltate, compiti giustificati. Ovviamente si mente di brutto: due ore di allenamento diventano 4. La partita con il Liceo Scientifico di Marigliano è da dentro o fuori. Chi vince passa. Storicamente ci hanno sempre fatto il mazzo. Sempre. Ma questa volta è quella buona. La gara è apertissima. Si lotta punto a punto. Coach ‘nineo’ sul finire della gara per far rifiatare gli altri, chiede a me e Tulino di entrare in campo. Rispondiamo con lo sguardo: “ma ci hai visto bene a tutti e due”. Alla fine si vince. Festa grande negli spogliatoi. Si vuole far saltare per aria la Ferone. Basta uno sguardo. Si cambia subito idea. Pistone salta con noi, nonostante l’infortunio (fresco operato era indisponibile).

IL GIORNO DELLA PARTITA. Arriva in un pomeriggio di febbraio. Avversario è un liceo scientifico di Acerra. Si gioca a Pomigliano, campo neutro. Siamo tutti elettrici. Dopo la scuola si parte in autobus. Prima tutti dalla signora con megapanini per rimetterci in forza. Si parte ed è subito caciare. Cori, sfottò e allucchi vari. Nei pressi della Total Filippo e Pistone mostrano il culo ai passanti dal finestri. E giù a ridere. Si arriva a Pomigliano. I nostri avversari sono tosti. Brutti, cattivi e incazzati. Ma noi lo siamo di più. Durante il riscaldamento sale la tensione. Pistone piglia a calci un banco presente in palestra e lo scaraventa sul muro. Si ride. Come eravamo scemi. Comincia la gara. In panchina l’assistente Ammaturo si veste da Carnevale. Da alto e biondo, diventa tarchiato, capelli lunghi da indiano. E in campo Emilio Petillo è scatenato. Sembra un vichingo (alto, biondo e infallibile al tiro). Si lotta punto a punto. Gomito a gomito. Cazzotto a cazzotto. Poco prima dell’intervallo siamo sotto di poco. Pistone riceve un colpo scorretto e manda con uno spintone prepotentissimo un avversario dentro i bagni (giuro l’ha fatto davvero). Si tenta lo scontro, gli animi si surriscaldano. Ad inizio ripresa però la tensione esplode. Filippo, dopo una serie di colpi proibiti ricevuti, perde la calma (ma com’è potuto accadere mi domando ancora oggi – ah ah ah) e sgomma di sangue il suo avversario. Scoppia l’inferno. Tutti rincorrono tutti, le prendiamo (poco) e le diamo (tante). La prof. Ferone perde tre bottoni del giaccone, nel tentativo di separarci. Si urlano minacce velatamente delinquenziali (vi veniamo a prendere fino sotto casa e tanto altro). La gara è sospesa. Ci calmiamo e torniamo alle nostre case tutti contenti e divertiti. Certo, si poteva fare la storia, ma alla fine conta che ci siamo divertiti parecchio. Il giorno dopo filone collettivo per festeggiare fuori da Silvio (che stava ancora fuori al "viale").

P.S. Se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo... Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento? Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento. Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro: compagni il gioco si fa peso e tetro….

Estate post maturità. Io e l'avv. Geppino Podda (foto scattata da Filippo e che custodisco gelosamente) in un caldo pomeriggio post maturità

giovedì 20 luglio 2017

Metti una mattina io, il vicesindaco e un cane da guardia… (ovvero quella che pensavo fosse l’intervista del secolo e invece era una provocazione all’incontrario)


Questa non è stata un’intervista ma una provocazione. All’incontrario però.

Delusione, tanta. Dispiaciutezza, a tratti. Incazzatura, e che ve lo dico a fare.

Chi si aspettava fuoco e fulmini (o tuoni e fiamme) da un’intervista con Cinzia Trinchese resterà molto deluso. Non è venuto fuori nulla. Non sono riuscito a sviscerare la mia verità. Ma neppure quella dell’intervistato. E quindi siamo qui a prenderci tutti per il culo. Neppure fossi un suddito qualunque. La montagna (cioè io perché sono chiatto) ha partorito un topolino che non tiene neppure la forza di arrampicarsi su un balcone e dare fastidio ad una coppia di anziani.

Un’ora e mezza di chiacchiere per provare a conoscere Cinzia Trinchese, personaggio politico.


Cinzia Trinchese, personaggio politico che ricopre ruolo istituzionale. Il vicesindaco lavora per step e obiettivi ma quali non è dato sapere. O meglio, di certo non li vuole dire a me. Pur lavorando per step e obiettivi nel suo futuro ipotizza tutto e il suo contrario. E’ di destra, viene da una famiglia da sempre vicina alla destra ma sa bene che il ruolo dei partiti non è più quello di un tempo e quindi non si può mai sapere, meglio godersi il momento. Momento che si chiama vicesindaco, una carica che la riempie di orgoglio. Semina e coltiva da quanto è entrata in politica, ma i frutti non sa se, quando e come verranno colti. Programma tutto ma assai spesso lavora in urgenza (lo dicono le carte, non io). E soprattutto non lo ammette (sono io che non conosco il lavoro dietro una delibera o una determina). Il filo conduttore della sua opera è valorizzare Nola con una serie di eventi targhettizzati (una visionaria insomma). Non si immagina all’opposizione neppure da morta. Sa di essere personaggio catalizzatore di attenzioni ma non ne comprende il perché (sono cose che capitano?) e il percome, e soprattutto non se ne è mai accorta (e io sono la marmotta che confeziona la cioccolata). Ribadisce che il Comune ha sempre pagato la Siae (e chi lo ha mai messo in dubbio) ma fa finta, si ostina quasi, di non capire quando cerco di spiegare che questi pagamenti dovrebbero trasparire e invece non traspaiono. Un personaggio che sa bene quale corde far vibrare quando si parla di gigli, paranze e famiglia e io mi sento “piacevolmente” preso per i fondelli nuovamente (perché buoni sì ma fessi no di certo). Eppure, vi prego di credermi, nel bene o nel male, mi aspettavo molto altro. Si resta invece tra color che sono sospesi, e soprattutto perculati.  

Quindi di cosa stiamo parlando? Di un personaggio politico che ricopre un ruolo istituzionale che parla per frasi fatte, dette e ridette millemila volte, che non è stato capace di accendere una minima fiammella di orgoglio e passione che potesse farmi quanto meno riflettere sulle mie posizioni. 


Di seguito la mia cronaca di una comunque piacevole chiacchierata, sorvegliati da uno splendido, quanto attento e silenzioso esemplare di cane da guardia il cui solo sguardo mi terrorizza (guai ad avercelo contro). Con ciò che ho detto (grassetto), ciò che mi è stato detto (corsivo), ciò che pensavo quando mi è stato detto (tra parentesi e colorato). E chiedo scusa se tutto questo cambio di caratteri stili renderà meno scorrevole la vostra lettura.


Cinzia prossimo candidato a sindaco per il PD (che al solo pensiero c’è già qualcuno che a via Tansillo alza la serranda, si mette prono e si abbassa i pantaloni…)

“Le fesserie abbondano proprio. Conosco elementi del PD, che ho incontrato in occasione della mostra di De Chirico, mi hanno chiesto di fare delle foto. Da qui è partito l’inciucio”.

(Porca miseria, porca… inciucio come pettegolezzo o come accordo sottobanco?)

“Certo che ne inventate di cose”.

(Mi da del voi? Guardi assessore che io, pur essendo grosso, non sono mica un gruppo facebook.)

“E’ una bufala in questo istante”.

(Maronn, ma allora si o no? Mamma mia che dovrò – pardon a questo punto dovremo – scrivere).

“Io comunque sono sempre stata di destra. La mia è una famiglia di destra. Certo, adesso il ruolo dei partiti politici e marginale”.

(E quindi?)

“Di sicuro posso dire che non sarò il prossimo candidato a sindaco del PD, assolutamente. Adesso sono vicesindaco, un ruolo che mi riempie di orgoglio. Mi sono battuta davvero tanto per ricoprire questa carica. C’erano degli accordi che dovevano essere rispettati e, anche se con un poco di ritardo questo è stato fatto. Adesso ho tante responsabilità in più, sono di supporto al sindaco quando serve. Attualmente vivo questo. In futuro si vedrà”.

(E vabbuò, e domani è un altro giorno. E io mi sento Bruno Vespa (maròò ch schif), se potessi farei partire la musichetta.  Comunque ha detto no. Niente PD. Ma il futuro si vedrà. E quindi? E’ tutta una questione di patti e di promesse da rispettare? Maronn, ma come mi piace fare lo strumentalizzatore di baggianate e farmi i film. Ma io ci ri- provo comunque…)


Il PD allora lo escludi? E’ no, la accendiamo? Ipotesi da non prendere in considerazione anche se dovesse arrivare una delusione dall’area politica nella quale “familiarmente” ti collochi?

“Candidarmi con la destra è stato naturale. In caso di delusioni valuterò al momento la decisione da prendere. Mi vuoi far dire per forza cose che non dirò mai. Le delusioni sono costanti in politica. Anche per questo non possiamo fare progetti, perché vivo alla giornata”.

(Lavora per step e obiettivi e non fa progetti. Non vedo l’ora di trasformarmi in marmotta e riprendere a confezionare la cioccolata).


E se non fosse ne PD, ne Forza Italia?

“L’ho già detto prima. I partiti hanno perso importanza. E ti ripeto io vivo alla giornata”

(Ma solo a me sta cosa mette i brividi? Un assessore che viva alla giornata. Quindi o non ha programmi o non me li vuole dire. Mi sento preso in giro).


Cinzia Trinchese all’opposizione?

“Ehhh… E come chiedere cosa faresti se dovessi vincere un milione di dollari”.

(E che ci azzecca il milione di dollari. Che ci azzecca??? E soprattutto perché sta domanda non piace proprio?)

“La dovrei vivere come esperienza. Sicuramente come sto in maggioranza sarei all’opposizione”.

(E quindi? Faresti cose anche all’opposizione? E le risorse dove le prenderesti?)

“Sicuramente non sarei indifferente alla situazione. Non mi piace fare la bella statuina. E comunque mi hai fatto perdere le elezioni per stare all’opposizione”.


Un assessore/vicesindaco che ha mostrato un caratterino niente male, puntando i piedi quando c’era da puntarli…

“Come ogni persona pensante, devo farmi rispettare. Sono una persona molto rispettosa dei ruoli. Molto seria, a volte mi dicono pure troppo. E così posso sembrare distante. So a che ti riferisci: la questione vicesindaco. Per me era importante, non fare il vicesindaco a Nola, anche perché non è cambiato niente. Bisognava *******. E ci tenevo che venissero rispettati accordi e patti. Un accordo che non è un regalo. Ho chiesto solo al partito di mantenere accordi pre-elettorali che dovevano essere rispettati. Per me rispetto istituzionale e credibilità politica sono importantissimi, fondamentali. Se certi accordi non fossero stati rispettati non so cosa o dove avrebbe portato questo gioco”.

(Il tono della voce è cambiato. Eccome se è cambiato. E’ forse l’unico momento in cui si rompe muri e calano le difese, saltano costruzioni e viene un pochino fuori Cinzia personaggio politico. Una disposta a far saltare in aria tutto per una promessa o un accordo cambiato. Alla faccia del politico mediatore e capace di unire e non dividere. Ecco, secondo me si sono proprio scannati prima per il nuovo piatto per Nola. Secondo me è… )


‘Rispetto ad altri Cinzia almeno fa qualcosa’. Non avete idea di quante volte, al mio muovere critiche, mi viene ripetuta questa frase. E io mi incazzo davvero tanto. D’accordo, Cinzia fa cose (quasi quasi mi apro una pagina fb). Ma qual è il progetto che ha in mente per la città? Cosa c’è dietro (la domanda del filosofo tutto kinder e cereali)? Il fare non può ridursi ad un circo, con pagliacci, nani e ballerine (solo sul pianoforte però). Una serie di eventi, mostre, giostrine, spettacoli, conferenze in cui io non riesco proprio a vedere il filo conduttore, il trait de union. Il tutto troppo spesso con carattere di urgenza (e leggetevela una delibera o una determina ogni tanto, la trasparenza è una conquista), con annesso affidamento degli incarichi in via diretta.

“In merito agli affidamenti non funziona così”.

(Sto diritto amministrativo nolano, che faccio solo figure di cacca).

“Determine e delibere presuppongono tutto un lavoro che non emerge da queste ultime”

(E mi spiega tutta una procedura, che però altri stupidassessorati riportano comunque nei vari atti, ma vabbè, faccio notare ma lascio correre. Se ci dobbiamo pigliare per il culo, almeno siamo consapevoli.)

“Ogni delibera o determina presuppone un lavoro a priori che non viene riportato”.

(E per la trasparenza hippy hippy… Come per la SIAE il Comune paga ma senza delibere o determine. Se ne trovate una cena pagata).

“E comunque noi come amministrazione programmiamo tutto. Già a dicembre calendarizziamo le nostre iniziative per l’anno a venire. Quindi non lavoriamo affatto in urgenza”.

(Ma proprio mai è, ma mai mai mai. Magari se non ci credete provate a chiedere a qualche fornitore).

“A differenza di quanto afferma qualcuno (io?, ndc) noi programmiamo anche in maniera dettagliata”.

(Azzz, allora se programmate e lavorate con il fiato della scadenza sul collo il fatto è proprio grave).

“Purtroppo nonostante la grande mole di lavoro il mio assessorato ha solo due persone in organico. E il lavoro è davvero tantissimo, e chi lavora con me si dà davvero un gran da fare”.

(**** Sta maledetta spending review)

“Il mio operato il filo conduttore ce l’ha: l’unico intento è quello di valorizzare Nola”

(Maroonnnn una visionaria della politica. Parole che infiammano l’anima e fanno battere i cuori)


Ma valorizzare Nola non vuol dire niente. Nonostante l’assist dei “target differenti” servito su un piatto d’argento, non mi smuovo. Valorizzare Nola non significa creare eventi, mostre, festival, circhi, nani e ballerini. Resta una visione eccessivamente provinciale (e alzo leggermente il tono… poi subito vado di mantra “la faccia mia sotto i tuoi piedi, la faccia mia sotto i tuoi piedi)….

“E resta provinciale, ma a questo punto sempre meglio di essere locale ti devo rispondere”.

(Non pensare, non pensare, non pensare… Ok cervello, facciamola questa intervista e poi torno a sbomballarti con l’alcol).

“Quando organizziamo il Natale a Nola la città è piena di gente. Molte persone evitano di andare altrove e si godono la città. Le persone tornano protagoniste della loro città. Il commercio lavora, i pub sono pieni. Il Natale a Nola è per me motivo di orgoglio”.

(Uààà, come la carica di vicesindaco. Quest’anno a Natale proprio festa grande. Andrea Foglia avvisa alla signora Ernestina che la musica fino a dentro la stanza da letto proprio).

“Prima non c’era nulla, adesso la città vive appieno le festività” 
(Ammetto, è vero. Cinzia fa cose)


Le posizioni restano distanti. Ma dissimulo alla grandissima. E comunque continuo a ritenere “valorizzare Nola” come filo conduttore di programmazione provinciale. Vorrei fare paragoni con Cava e con Salerno, ma glisso…

E cambio discorso. E la butto sulla festa dei gigli

Essere una Trinchese è pesante. Certo, qualcuno potrebbe dire ‘ha alle spalle una paranza, e che paranza…’ Ma il cognome pesa, eccome. E se in passato, forse pesava tanto (o mast è semp o rre), oggi è più leggero. Un valore aggiunto. Tanto che da un paio di anni sono numerose le foto che la immortalano vicina a mastaNNicola durante la processione e la ballata… Assessore in cerca di ulteriore visibilità?

“Vado fiera del mio cognome. E certo che pesa. Mio padre è una persona conosciuta, è un capoparanza storico. Comunque la festa la viviamo sempre alla stessa maniera. Sono sempre stata là, vicino a mio padre. Negli ultimi anni sono più presente anche perché mia madre per un problemino alla gamba è meno vicina di un tempo. E allora ci sono io. Mio padre è come un bambino davanti al giglio. (Marò, questa è troppo bella, troppo). Va guardato e va osservato. Va tenuto calmo (ride). E’ una testa calda, si trasforma davanti al giglio e quindi da quando faccio politica mi sento più responsabile, anche per mio padre. Poi ha bisogno dell’asciugamano, lo spray per la gola. Questo è il mio ruolo”.

(Sta domanda gliela ho servita proprio su un piatto d’oro. Cinzia io lo so che te la aspettavi e te la sei “preparata”… Con annessa citazione dell’asciugamano… Un colpo ad effetto. Ma ci sta fa parte del personaggio politico. Almeno questa volta la presa per i fondelli è fatta con grande stile. E la accetto. Cioè, ci sta tutta.)


Si passa poi ai social. L’assessore/vicesindaco domina incontrastata la scena. Schiere di uomini, donne, ragazzi, bambini e militari osannano a suon di like e commenti sdolcinati pure un colpo di tosse o uno sbadiglio. Ti sei mai chiesta perché con te accade questo e con altri amministratori no? Perché tutto quello che organizzi tu ha una rilevanza incredibile in termini di visibilità e quello che fanno altri colleghi no? Eppure anche altri fanno cose, ma il popolo sembra non accorgersene. Tanto che si rivolgono a te pure per i toponi conviventi del giardino dell’Eden…

“Che dovrei dirti”.

(Niente, continua a percularmi che va benissimo così)

“Non posso risponderti io. Non mi sono mai posta queste domande”.

(Nooooooooo. La prossima volta marzullizzo e vado con “si faccia una domanda si dia una risposta”)

“Non mi interessa. Io non lavoro per oscurare gli altri”.

(Ma io non ho detto questo. Lo dici tu (ohhh, c’è la registrazione è). Strumentalizzo con grande piacere…)

“Io lavoro per obiettivi (e per step, per step). So che questo mese devo fare sta cosa e mi do da fare. Non so neppure se quello che dici è vero”.

(No vabbé, ma davvero stiamo facendo…)


Finalmente si chiude. Cosa vuole fare Cinzia da grande?

“Il premier” dice ridendo il cane da guardia. “La domanda tipo del Capezzuto. Lavoro per obiettivi”

(E per step, per step).

“Adesso sono assessore e vicesindaco di Nola. Non sai come mi riempi di orgoglio questa cosa. Mi potrei ricandidare come consigliere comunale come potrei restare a casa. Mi piace la politica, mi piace mettermi al servizio della città, mi piace fare squadra. Ma, ripeto, lavoro per obiettivi (e per step). Magari conoscere il futuro”.

(...)


Andare, politicamente oltre la realtà locale. Ci pensi? Se si ragiona per obiettivi da raggiungere allora uno deve pur porre le basi da cui partire. Non si può improvvisare, ma bisogna lavorare e coltivare anno dopo anno…

“Ma io non ho detto che non sto coltivando. Io coltivo dal primo giorno in cui ho cominciato a fare politica”.

(Ma coltivi per obiettivi e step?)


E proprio in tema di “coltivature” c’è la candidatura di Nardi come sindaco a Saviano per il PD…

“Mio suocero ha voluto cogliere un’opportunità. E’ un grande stratega, una persona con grandi ideali. Per lui la politica come servizio alla comunità. Credo questa cosa l’abbiamo in comune. Sapeva di perdere, è restato comunque al suo posto. Ora farà il consigliere di opposizione”.

(Si vabbé, ma la domanda era un’altra..)



P.S. “Per quanto tu possa essere stato 'deluso' dall'esito di questa intervista, per quanto giornalisticamente tu abbia trovato davvero 'poco' da mostrarci, nulla che non fosse visibile anche senza lo sbobinamento di quasi due ore di chiacchiere, qualcosa hai imparato da questa esperienza. Hai imparato che esiste una percezione distorta e sterile delle dinamiche tra le persone in questa Città, da quando ci esponiamo sui social. Hai imparato che evidentemente le tue azioni hanno contribuito ad esasperare certe posizioni, ma che questa esasperazione è stata un effetto collaterale e non voluto delle tue azioni. Hai imparato che si condannano i leoni da tastiera, ma i più pericolosi sono i camaleonti da tastiera, quelli che nascosti dietro la non visibilità dei messaggi privati, ti chiedono di sottolineare questo o quel disservizio, sia mai che agiscano in prima persona, e che sono poi i primi a puntare il dito contro una tua presunta posizione da "voltagabbana". Questa guerra è inutile e improduttiva e vi sta offuscando il cervello: serve solo a chi, tenendovi ben occupati a scrivere sulla lavagna i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, ha tutto l'interesse a sapervi così rapiti da questioni tanto collaterali quanto vuote. Voi confondete la politica e i ruoli delle istituzioni e dei giornalisti (perché questo sei: un giornalista) con i personaggi e i personalismi di cui un certo modo di fare politica si nutre. Ecco, hai imparato che forse involontariamente hai partecipato a questo gioco. E, stiano certi, che starai ben attento a non farlo ancora, con buona pace della loro fame di gossip da ombrellone (o da melonata)” (cit. La voce della coscienza)