lunedì 20 novembre 2017

Elena Drozina, la prima giocatrice nella storia del Nola che ha vinto Scudetto e Champions (e ha una pagina su wikipedia)



Tenete presente Lello Arena che intervista James Senese. Ecco, fortunatamente Elena Drozina non è James Senese e quindi non sono stato mandato a ‘quel paese’, anche se sono quasi certo che più di una volta avrà pensato ‘ma chist è pazz’. Soprattutto all’inizio (vero ehhh?). Lei comunque se l’è presa ‘p’ammor e ddio’ e alla fine sono riuscito a cavarne comunque qualcosa di accettabile.

17 minuti e 17 secondi (scaramanzia portami via) di intervista. Per cercare di capire chi è Elena Drozina. Mission impossible o quasi.  Io ci ho provato.

Il ritratto di ‘Droza’ (mi posso permettere?) uscito fuori da questa chiacchierata è quello di una atleta e palleggiatrice di altissimo livello. Una testa dura, nel senso che sa bene quello che vuole, decisa e in grado di fare scelte che ti cambiano la vita solo per ‘una parola data’. Ma nel contempo anche una grandissima professionista (nonostante la pallavolo sia uno sport dilettantistico), che porta a termine una stagione onorando ogni impegno preso nonostante difficoltà e problematiche varie. Che nonostante sia nata nel profondo nord (è di Trieste) si trova benissimo da noi, tanto da aver scelto Aversa come casa sua. Ho cercato pure di pungerla su tematiche quali “l’essere atleta-donna-mamma oggi” (lo so, lo so, sono un poco casatiello), e pure se le domande non sono state azzeccatissime e pertinenti (ancora, imbarazzato, chiedo scusa all’intervistata) qualche spunto interessante c'è stato.
E comunque se cominci una chiacchierata con una donna parlando di età anagrafica e proseguendo con ‘orologio biologico’ penso che già puoi ritenerti fortunato che non ti becchi una testata in faccia. Alla distanza credo, o forse ci spero, sia comunque riuscito a far venir fuori un po’ di Elena Drozina, quella vera.

GLI INIZI (O FRIDD NGUOLL PROPRIO)
Se una arriva a vincere Champions (più un’altra finale persa e la Coppa Cev), Coppe Italia, SuperCoppe e Campionati Nazionali, collezionando promozioni ovunque... ma soprattutto, se una arriva ad avere una pagina su wikipedia (la fonte misura di tutte le cose 'vere e famose') tu pensi minimo minimo che sia uscita dalla pancia della mamma palleggiando. E infatti…

A che età hai cominciato a giocare?
“14 anni”
Ehhh?
“Ma prima ho fatto sci e basket. Fisicamente ero già costruita. Ed ero abbastanza avanti anche per quanto riguarda l’aspetto atletico e aerobico”.
Si ma le basi, i fondamentali?
“Io sono una persona che quando mi attacco a una cosa la voglio a tutti i costi (anche io. Mi dicono che sono azzeccato, pure a te?). Per migliorarmi palleggiavo a casa con il muro tutti i giorni. Inizialmente giocavo come centrale, poi un allenatore mi ha visto troppo bassa e mi sono ritrovata a fare la pallegiatrice”.
14 anni gli inizi. L’esordio in serie A invece?
“A 15 anni (ngull). O meglio a 15 quasi 16, a Palermo (ahh vabbè, allora...). Ma ero nel gruppo, mica titolare (giustamente, immagino quante 15enni fanno l’esordio in serie A). Poi ho proseguito col Fano in A2 dove ero già titolare. Dopo a Montichiari, Bergamo e le vittoria in Campionato e in Champions, la Coppa Italia, la superCoppa…”

UNA STRADA LUNGA. FINO A CASA…
E poi? Come sei arrivata qui da noi?
 “Nel 2004 sono arrivata ad Arzano che faceva la A2. Siamo arrivati tramite i playoff in A1. Mi sono trovata bene, come posto dove vivere.. Li ho conosciuto Della Volpe che faceva il secondo. Con lui è nata una bella amicizia. L’anno dopo le nostre strade si sono separate ma abbiamo continuato a sentirci. Un giorno, quando giocavo a Loreto in A2 mi chiama per dirmi che allenava in B2 e dice: ‘se vado in B1 vieni’?’. E io, ‘guarda se vai in B1 ti prometto che vengo’. Ero in un momento importante della mia carriera. Alla fine comunque lui arriva in B1 e mi dice quasi scherzando: ‘allora che fai, adesso vieni?’. E io sono una persona che mantiene sempre la parola data. E rispetto i patti. E quindi ho lasciato Loreto per venire a Gricignano (ok, da Loreto a Gricignano… diciamo che ci vuole coraggio… e ti ho trattata. Ma, giuro, lei è davvero convinta di aver fatto una scelta ottima). Nonostante Luciano (Della Volpe, ndr) alla fine quasi si sentiva in colpa visto che rifiutai una richiesta importante da Villa Cortese, all’epoca tra le migliori società d’Italia. Comunque, rispetto il patto e vado. Vinciamo il campionato e andiamo in A2. Poi proseguo ad Aversa, sempre in A2, dove facciamo degli ottimi campionati. E dopo un’esperienza, l’anno scorso in D come allenatrice giocatrice, eccomi a Nola”.
Dunque da Trieste, profondo nord, fino a Nola passando per…
“Aversa. Vivo ad Aversa (maronn, la polacca… ma a torta però). Qua sto benissimo. Trieste è una città bellissima. Lì c’è la mia famiglia. Mia madre, mio fratello con il mio nipotino. Io però qua mi trovo davvero bene. Al Sud c’è più calore, su è diverso. Siamo un po’ più freddini (no, no, no… ti prego, stavi andando benissimo. Almeno non ha detto se uno cade a terra lo alzano…)

ULTIMA FERMATA: NOLA
Poi sei arrivata qui?
“Nola è una società organizzata davvero molto bene, di ottimo livello. Qua in Campania penso che Nola sia il top come organizzazione. Anche durante gli allenamenti, siamo sempre seguiti dalla dirigenza”. (…)
Una squadra costruita per vincere il campionato, o almeno per provarci…
“Ci devo essere basi importanti per raggiungere certi risultati. Non è che fai una squadra di ottimo livello e poi vinci per forza. La società alle spalle è fondamentale. E anche il gruppo è fondamentale. Dalle più esperte alle più giovani. Stare in un gruppo costruito per vincere deve essere un onore per tutti”.
Cosa ti aspetti da questa esperienza…
“eeee… Di continuare come stiamo facendo… mmmm…. Di crescere come squadra… Alla fine i risultati arriveranno…” (il tono è quello di “guagliò, ma che ti devo dire”… Comunque colpa mia, colpa mia. Domanda stupida. Alzo le mani)

COME SI PONE IL PERSONAGGIO DROZINA NEI CONFRONTI DELL’ESSERE DONNA E ATLETA OGGI…
Ok. Ci mancava solo il “nostro” ed ero Lello Arena pari pari nell'interpretazione di un giornalista ne "Il caffè mi rende nervoso". Ebbene sì, lo giuro: questa è stata la mia domanda di esordio. Potete immaginarvi uno che, già fondamentalmente timidissimo, cominci a parlare con una campionessa che neppure sa chi sei con robe tipo “giocare ancora alla tua età” e “difficoltà di un atleta-mamma oggi”… Pure qua, o fridd nguoll, ma per la figura di merda azzeccata. Vabbè, fortunatamente sono trasparente e alla lunga, dopo un attimo di sbandamento iniziale mi/ci siamo ripresi. Ma dallo ‘scuorno’ per parecchio tempo non sono riuscito con lo sguardo ad andare oltre le sue ginocchia. 

Allora, andiamo subito al dunque. La pallavolo sta alle donne come il calcio sta agli uomini. Tra tesserati e praticanti in Italia il volley è lo sport numero uno tra le donne. Eppure sono ancora tanti i passi da compiere. Il primo riguarda il professionismo. Stando ad una legge vecchia come il cucco (1980) la pallavolo maschile e femminile non viene indicata tra gli sport professionistici. Considerando poi che si tratta di femminile, figurarsi quanto meno a parlarne. Eppure nel 2017 lo sport donna per eccellenza (non c’è contatto fisico, non c’è contatto fisico*) viene confinato, sulla carta, ancora nel mondo dei dilettanti. Con tutta una serie di problematiche discriminatorie (e permettetemi, per le donne valgono doppio rispetto ai colleghi uomini). Potrei affrontare il discorso dei contributi, dei cartellini, ma sono in vena di figure di merda e allora inutile perdere troppo tempo: per una donna che vive solo di sport è abbastanza problematico ragionare sulla maternità. Cioè, senza neppure essere professioniste, non c’è la minima tutela. Come la mettiamo in questi casi?
“Niente… C’è poco da dire: non abbiamo nessuna tutela. Purtroppo è così” (sguardo gelido… penso, mo abbusco. Ma veramente)
Un problema per un atleta si rischia di fermarsi per più di un anno… (Ecco, qua è quando Droza ci chiarisce perché a partorire sono le donne e non gli uomini)
“No, quale un anno (ecco, finalmente…). Al massimo ti fermi 9 mesi. Ma esagerando. Io ho avuto la fortuna di giocare con la campionessa cubana Mireya, l’attaccante più forte al mondo credo. Se non sai chi è puoi vedere su wikipedia. (Proprio lo scuorno in faccia... e grazie COM'E' UMANA LEI). Ha giocato fino al settimo mese (ehhh?). Poi ha partorito all’ottavo mese ed è tornata subito a giocare. Quindi in pratica è stata ferma un mese o poco più”.
Una questione comunque da risolvere…
“Già. Il professionismo arriverà. Con calma… arriverà”. (dice con la consepevolezza di chi la sa lunghissima… Poi ride. E penso che un poco mi prende per i fondelli).

All'intrasatta bussano alla porta. L’allenamento sta per iniziare. Anzi è già iniziato… E a me restano ancora in mano due domande. Il motivo per cui sceglie sempre il numero 4 e se ha mai visto la Festa dei Gigli (e ovviamente cosa ne pensa). “Mannaggia la miseria” (cit. Sofia).

ATTENZIONE (mo mi scordavo): Elena Drozina è la prima atleta in 10 anni di storia del Nola Città dei Gigli presente su wikipedia. Indipercui: comunicatori del Nola Città dei Gigli provvedete ad aggiornare la pagina. E pure la foto che, con tutto il rispetto, fa sc… non è proprio il massimo.


PS. Devo ringraziare l’amico-collega Nicola Alfano per la disponibilità prestata. Ma stia tranquillo che altre ne seguiranno (mi piacerebbe fino a maggio sentire tutte le ragazze del rooster e prenoto già la prossima: Tonia De Martino). Di interviste e rotture di scatole. Ecco ora mi puoi bestemmiare addosso. 
PS 2. Amanti calciofili, giuro: la prossima volta tocca a voi.

*Attenzione: il contenuto di tale affermazione è ironico. 

Ma non è troppo bella 'sta foto? Tra le tante è quella che mi è piaciuta di più. Come si dice: Leonardo ha mis a copp