martedì 17 aprile 2018

Chiara Palazzolo e la dolce leggerezza di saltare a vuoto (ovvero che vita grama quella di un centrale)


Centrale si nasce e non si diventa. In genere vieni scelta perché sei la più alta, ma poi finisci per farti prendere da questo ruolo ingrato. Dove sono più le volte che salti a vuoto che quelle in cui ricevi la palla. E non perché devi fare una finta, perché la palleggiatrice può sempre cambiare idea e tu devi farti trovare pronta. E’ un ruolo dove ci vuole un fisico bestiale a fare destra-centro-sinistra e poi sinistra-centro-destra  sotto rete (e poi ancora e ancora e ancora), ma anche grande freddezza e lucidità perché devi leggere il gioco della palleggiatrice avversaria… ma pure quello della tua. Insomma, la vita del centrale è di per se una vita di m***a.  “Se poi la palleggiatrice avversaria è una come Elena Drozina lo è ancora di più. A volte in allenamento non mi fa capire proprio nulla e salto a vuoto che è un piacere”, commenta ridendo Chiara Palazzolo, 20 (quasi 21) anni di centrale in forza al Nola Città dei Gigli.
 
Chiara mi ha offerto un caffè e mi ha parlato di tante cose. Alla fine è venuta fuori per quella che è, una ragazza di 20 anni. Con tutti i pro e i contro di avere 20 anni. Una piacevole chiacchierata, dunque, anche e soprattutto sul ruolo del centrale. “Tu una volta hai colto benissimo in un tuo articolo cosa significa giocare da centrale. Cambi di direzione continui, destra-sinistra-centro e di nuovo a destra, poi devi leggere le situazioni, devi correre come speedy gonzales proprio. Si fatica tanto. Non è una vita facile (ride)”. Mi spiega tutto del suo ruolo, parlandomi pure di certo cose strane, come “il primo tempo fuori tempo, la sette, la fast, la due C”… e io la faccio parlare perché si vede che si vuole raccontare, quasi sfogare. E intanto annuisco con la testa come a dire “Eh lo so so” (si ma che c***o è una due C? e una sette?).

Classe 1997, Chiara Palazzolo è una delle ‘piccole pesti’ che non troppi anni fa riuscirono a giocarsi il titolo di campione nazionale di categoria.
“Siamo cresciute insieme – mi spiega – Siamo sempre state un grande gruppo. Tutte legate l’una all’altra. Siamo cresciute insieme, sia sportivamente che caratterialmente. Siamo ancora molto legate”.

Quante siete rimaste di quel gruppo in squadra?
“Adesso siamo rimaste solo in tre. Io, Alessia e Lucia. Che è la mia migliore amica e siamo proprio inseparabili dentro e fuori dal campo. Poco fa è andata via Caterina. Ad inizio stagione invece ci ha lasciato Santa”.

Come l’hai presa?
“Malissimo. Quando giochi insieme a qualcuno da sempre, il distacco è traumatico. Perché non siamo solo compagne di squadra, ma qualcosa in più. Le esperienze vissute insieme, le vittorie e le sconfitte. I momenti di gioia e quelli tristi. Abbiamo condiviso anche momenti di vita importanti. E’ normale che sono situazioni toste da affrontare. Penso a Santa, a Caterina. Con tutte le ragazze ci siamo sempre aiutate a vicenda. Purtroppo anche i distacchi fanno parti di certi processi di crescita. Ho cominciato ad imparare che alla fine devi cominciare a contare principalmente su te stessa. Anche se per una che se pensa alla pallavolo pensa alle sue amiche non è stato facile. Anzi ancora non lo è…”

A 20 anni è normale, però poi si cresce dai…
“Stai parlando con una che voleva fare la ballerina ma che è stata obbligata a giocare a pallavolo. E allora ho obbligato tutte le mie amiche a venire con me”.

Un caratterino niente male…
“No infatti (ride). Sono una abbastanza tosta. Molto diretta, che non le manda mai a dire. Anche se prima ero peggio, tutto istinto. Adesso, grazie anche alla pallavolo e soprattutto a tutte le volte che Guido mi ha alzato le sedie addosso (giuro ha detto proprio così), ho imparato ad essere un po’ più riflessiva”.

Cioè stai dicendo che Guido Pasciari ti prendeva a sediate sulla schiena?
“No no (ride tanto). Diciamo sono ‘sedie addosso’ metaforiche (ride). Guido è stato importante per la mia crescita sia sotto l’aspetto caratteriale che sotto quello di atleta. Se oggi sono quella che sono lo devo anche a lui. Però fatevi dire quante cazziate mi ha fatto… Credo che per tutto il gruppo delle ex ‘piccole pesti’ Guido è come un secondo padre. Lo sai che è stato lui a decidere che dovevo fare il centrale… anche perché io fino a 14 anni ero proprio una schiappa poi non so neppure io cosa è successo…”

Dunque alla fine, Chiara Palazzolo è una che sa quello che vuole? Per esempio, giocare a pallavolo…
“Ehmmm… L’anno scorso ho smesso per qualche mese. Non avevo più gli stimoli, non so cosa mi sia successo, ma non me la sentivo più di giocare. Alla fine però non ce l’ho fatta a stare ferma. Sono tornate perché mi mancava troppo. Mi sono sentita come se mi mancasse l’aria e dopo meno di due mesi sono tornata”.

Questa stagione invece… come sta andando?
“Stiamo tutte lavorando sodo, cercando di fare del nostro meglio. Luciano poi è un allenatore che ti chiede sempre il massimo. Sia sotto l’aspetto fisico che mentale. Io, tutte noi, stiamo facendo dei sacrifici immensi e ce la stiamo mettendo davvero tutta. Vogliamo cercare di regalare soddisfazioni importanti alla società, che per noi è davvero come una seconda famiglia. E non sono parole di circostanza. Guarda che è davvero così. Una parte della mia vita l’ho trascorsa con questa squadra, con queste persone ”.

Quanto vi stanno aiutando due atlete di valore come Elena Drozina e Anna Pericolo?
“E’ normale che hai solo da imparare da due come loro. Elena è praticamente un’allenatrice in campo, oltre ad essere una palleggiatrice davvero incredibile. Guarda, è davvero forte. Anna invece la vedo come una mamma (nel senso che è anagraficamente avanti negli anni? Anna Pericolo velatamente – ma neppure troppo - sta dicendo che sei vecchia… attenzione eh), in campo è una tosta, ma davvero tosta… assai proprio. Comunque non ci hanno mai fatto pesare la loro maggiore esperienza, anzi sono sempre pronte a darci una mano”.

L’obiettivo alla fine è quello di andare in B2…
“La società se lo merita, ma noi dobbiamo comunque andare avanti un passo alla volta. Per ora pensiamo a chiudere al primo posto la regoular season poi pensiamo al resto. Però io una cosa la posso affermare con certezza assoluta: che tutti i sacrifici che stiamo facendo devono per forza portare dei risultati importanti. Questa cosa non esiste proprio”. E basta guardarla negli occhi e notare come cambia il tono della voce che è proprio convinta...


martedì 27 marzo 2018

Tonia De Martino, l'attaccante basso che salta fino in cielo (ovvero la pallavolo come stile e ragione di vita)


Questa intervista è un record. Perché per scriverla ci sono voluti più di tre mesi. Questa intervista prova ad essere anche un racconto. Di una ragazza che lavora presso “pallavolo”. E non potrebbe fare altrimenti. Che gioca con il Nola Città dei Gigli, perché non potrebbe proprio farne a meno. Di un attaccante basso (nel senso di corto) che però salta come una gazzella, anzi no, ‘come un cavallo’ (cit.). Una che con la palla deve avere un rapporto particolare, perché la nomina continuamente. Di una giocatrice che vuole sempre superare i propri limiti in campo, ma mi permetto, anche fuori. D’altronde non potrebbe essere così, perché con l’altezza che si ritrova avrebbe potuto fare il libero, al massimo la palleggiatrice… e invece fino a poco tempo fa giocava addirittura da opposto.

Tonia De Martino. 24 anni. 9 dei quali passati a giocare a pallavolo. 7 a Nola.
“Sono stata a Poggiomarino e a Pomigliano, dove ho vinto due campionati di serie D. Poi ho sempre giocato a Nola”.

Ruolo?
Attaccante.

Ma sei bassa…
“Ehhhh, è vero (ride)... pensate che fino a poco tempo fa giocavo opposto… Ma ho due gambe che mi danno quel qualcosa in più... Chiedetelo a Guido, vedete cosa vi dice... Guidoooo”
Sto fatto del voi mi fa sentire vecchio…

In campo Tonia è un concentrato di grinta, potenza e rabbia (agonistica). Lei non colpisce la palla, la prende a schiaffi…
“Ma nella vita sono forse più calma, più tranquilla. Ma se mi fanno arrabbiare… (ride)

Quindi quando giochi ti trasformi?
“No (ride), non è così. La pallavolo è una cosa da cui non sono mai riuscita a distaccarmi. E’ talmente importante per me… il momento in cui sei tu, il pallone, la squadra… E’ il MIO momento”.

Mamma mia. Conta così tanto la pallavolo per te?
 “E’ che arrivati a certi livelli, si fanno così tanti sacrifici e rinunce… Gli allenamenti, essere sempre presente, le partite, la squadra…  quindi, o per te è davvero importante o non lo fai più e rinunci. A me la pallavolo ha insegnato davvero tanto. A superare i miei limiti non solo atletici ma anche come persona. E’ uno sport che trasmette l’attaccamento alla palla, alla squadra…”

Che poi sarebbe il Nola Città dei Gigli…
“E’ un ambiente nel quale mi trovo benissimo. Sono davvero legata a questa squadra, a questa società. A Guido, alle ragazze, al Nola… A tutto…”

Il tuo ricordo più bello legato alla pallavolo?
“Io lego i momenti più belli alle stupidaggini che facevamo con Alessandra Pasciari nello spogliatoio. Ci divertivamo come pazze…”

Quello più brutto?
“Quando in campo non riesco a fare del mio meglio, a dare quello che vorrei”

Pensi già a quando non giocherai più?
“Ma assolutamente no. Non ci penso proprio… noooo, ma quando mai”.






mercoledì 21 marzo 2018

Vergogne nolane. Come spendere 200mila euro per delle aule (e poi l’ASL ti chiude i locali perché non possono essere adibiti ad aule)


Quella che vi appresto a raccontare è una storia da farci un film. Una storia che, in una città normale quale Nola non è, farebbe saltare qualche testa. E qualcuno magari potrebbe pure pensare alla dimissioni. Gli ingredienti per lo scoop ci cono tutti: disagi per bimbi e per le loro famiglie, sperpero di denaro pubblico con conseguente danno erariale, incompetenze tecniche e dirigenziali, responsabilità politiche.
Ma questo è il fatto, statemi a leggere.

Partiamo dalla fine. Nella giornata di ieri l’Asl impone la chiusura delle aule nel seminterrato dell’istituto Bruno-Fiore in via Puccini, dove sono ubicate le classi V del II Circolo Didattico Sanseverino (la Ciccone per i profani). La motivazione è grave: “il piano seminterrato dell’edificio ha meno del 50% del perimetro completamente fuori terra e quindi gli ambienti, ai sensi del D.M. 18/12/1975* NON POSSONO ESSERE ADIBITI AD AULA”. In teoria uno potrebbe pure turarsi il naso, se non fosse che i locali in questione erano stati recentemente ristrutturati proprio per consentire di essere utilizzati come aule.

200mila e passa euro (nel wc). Tanto sono venuti a costare i lavori effettuati a luglio 2017 in fretta e furia. Soldi che, a questo punto, sono serviti praticamente a nulla. Visto che i locali non possono essere utilizzati per ospitare delle aule. Eppure nessuno si è accorto di questa palese violazione al D.M. 18/12/1975, tanto che in data 17 ottobre, con determina dirigenziale n. 343 del 13/11/2017 (vedi allegato e immagine) l’ufficio tecnico del Comune di Nola dava parere positivo sulla regolarità dei lavori effettuati. Ebbene si, non è affatto uno scherzo. Le aule sono pronte per ospitare i bambini. Grida di giubilo e osanna.
Ora, lo so che è difficile crederci, ma abbiamo (perché i soldi pubblici sono di tutti noi) speso 200mila e passa euro in lavori per delle aule che però non sono idonee ad ospitare bambini. I nuovi locali NON SONO IDONEI AD ESSERE ADIBITI AD AULE.  Il tutto per 200mila e passa euro. Senza parole.

Ora, chi pagherà per tutto questo? Difficile dirlo o almeno pensarlo. Di certo non potranno dare la colpa al governo. Qualcuno dovrebbe dimettersi (non sia mai sempre a Nola stiamo), qualche testa dovrebbe saltare. A pagare però saranno i più deboli e meno tutelati: i bambini. Molto probabilmente pure i più piccoli. Quelli dell’asilo. Infatti, i più piccini attualmente sono ospitati (gratuitamente? O pagando passamila euro al Comune di San Paolo?) presso delle aule del Comune di San Paolo Bel Sito. Con molta probabilità le loro aule saranno prestate ai bambini delle classi V. E quindi, almeno fino a luglio, i più piccoli dovranno andare a scuola a San Paolo. A meno che a San Paolo non verranno dirottati i più grandicelli (quelli delle classi V).

Cronolvergognologia. Ad ottobre 2014, causa locali insalubri (ancora l’ASL), le aule nel plesso Minieri vengono dichiarate non idonee. Dopo un mese circa di doppi turni, un accordo tra le dirigenti del II Circolo e dell’istituto Bruno-Fiore si trova l’accordo: i bambini verranno ospitati al piano terra dell’istituto Bruno-Fiore. Causa però aumento delle iscrizioni, l’amministrazione comunale viene avvisata che quelle aule verranno presto destinate ad altro uso. Con tempi pachidermici l’amministrazione comunale si muove. Programmando i lavori di cui sopra. In questo ambaradan ci sta di mezzo pure l’Albertini, che utilizza (pagando tramite la città metropolitana) alcune aule al piano terra dell’Istituto Bruno-Fiore. Ultimati i lavori di cui sopra (quelli dei 200mila euro), il sindaco emana un’ordinanza che obbliga l’Albertini ad utilizzare le aule del seminterrato. La dirigente però se ne frega. Il sindaco Biancardi fa sentire la sua voce e nel seminterrato ci vanno i bambini delle classe V. Fino a ieri. Nel frattempo crolla un solaio alla Ciccone (per fortuna di notte) e quindi in fretta e furia gran parte degli alunni sono costretti ad emigrare a San Paolo Bel Sito (yahoo). 


*Il D.M. 18/12/1975 recita testualmente al punto 3.0.1. “Sarà consentito ubicare a piani seminterrati  solamente locali di deposito e per la centrale termica o elettrica; non saranno considerati piani seminterrati  quelli la cui metà del perimetro di base sia completamente fuori terra”
 


lunedì 19 marzo 2018

Mettete fiori nei vostri oneri di urbanizzazione. Ma “esclusivamente e senza vincoli temporali” (legge di bilancio 2018, comma 460)

“A decorrere dal 1º gennaio 2018, i proventi dei titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni previste dal testo unico di cui dpr 3880/2001 sono destinati esclusivamente e senza vincoli temporali alla realizzazione e alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria…” (comma 460, legge di bilancio 2017)


Questa è la storia di un’amministratore di un’amministrazione comunale. Che una mattina si sveglia e prova a far passare come sua GRANDE IDEA un obbligo di legge. E di bilancio. Solo che poi basta che uno va per informarsi meglio…. “ET VOILA’” (cit.)
A Nola, purtroppo, uno non può mai stare quieto e in grazia di Dio. Una mattina apri internet e trovi che un consigliere di maggioranza decide di lanciare una provocazione. Piantare i fiori all’interno delle buche presenti nel manto stradale di Nola per tenere viva l’attenzione sul problema (ventennale, ma vabbè). Ovviamente partono i comunicati stampa, con le dichiarazioni del consigliere che annuncia: “L’incasso degli oneri di urbanizzazione, provenienti dai diversi insediamenti urbani che stanno per nascere sul territorio nolano, possono diventare la linfa vitale, per un bilancio comunale sempre troppo esiguo. Questi oneri di urbanizzazione, versati nelle casse del comune e messi a bilancio, daranno  la possibilità di poter finalmente spostare l’asticella dell’azione amministrativa e programmare e realizzare il rifacimento di tante nuove strade”. Il consigliere poi continua sui social. “Domani formulerò in commissione consiliare una proposta che chiederò al mio partito di far propria”.
Grande consigliere. Grande amministrazione comunale. Grandissimi tutti. Ma come vi vengono certe intuizioni? Come avete fatto ad avere un’idea così brillante? Bastavano gli oneri di urbanizzazione a risolvere il ventennale problema del manto stradale di Nola e voi siete stati illuminati su via Nola-San Gennaro. E avete avuto l’idea, l’intuizione….
E niente, alla fine scopri che dal 1° gennaio 2018 cambiano i capitoli di spesa cui possono essere destinati i proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione e dalle sanzioni previste dal dpr 380/2001. Lo prevedono la legge di Bilancio e il decreto fiscale.
Dunque nessuna idea o intuizione. E’ solo un’applicazione della legge di bilancio. Nello specifico del comma 460. Che impone di destinare gli oneri di urbanizzazione, “ESCLUSIVAMENTE”, alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade.
Quindi nulla di nuovo sul fronte comunale. Non hanno fatto altro che applicare una norma dello Stato Italiano operativa dal gennaio 2018. Gli oneri di urbanizzazione devono essere destinati “esclusivamente e senza vincoli temporali alla realizzazione e alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria”. E questo non per opera di persuasione o per l’intuizione gebiale dell’amministratore, ma perché lo consentel la legge di Bilancio al comma 460 (ma l’ho già scritta questa cosa?). Giusto per: tra le opere di urbanizzazione primaria ci sono le strade residenziali, come stabilito dalla legge n. 847 del 29 settembre 1964.
Della serie. Volevamo stupirvi con effetti speciali. E invece niente. Tutt’appost. "È colpa del governo". (cit.)