lunedì 14 maggio 2018

Il pasticciaccio della Fondazione Festa dei Gigli: Fusco è membro del CDA ma l’Ente che rappresenta non ne sa niente


Mi ero ripromesso di fregarmene della Fondazione. Ma poi, all’intrasatta, su feisbuk la Tripaldi se ne esce con una carta che coce malamente proprio. In pratica dalla Città Metropolitana arriva la certificazione che questi il tesoriere Fusco (membro che dovrebbe rappresentarli nel CDA) non sanno neppure chi è… e che loro mai hanno cacciato (e mai cacceranno) un euro per la Fondazione. Insomma hanno chiaramente risposto: uagliù ma chi v sap? 

Strano perché Gaetano Fusco risulta nominato rappresentante dell’ex Provincia con decreto presidenziale del 20 giugno 2014. Un porcatina che suscitò qualche critica (dallo stesso Trombone sul cazziblog… pienz) perché la Provincia di fatto era un ente disciolto e infatti ad ottobre si andò a votare per la nuova Città Metropolitana con Pentangelo (oh, proprio il presidente facente funzioni che ha nominato Fusco) che pigliò pure una vracata di voti.
Dunque, ma ch sta succerenn ngopp a Città Metropolitana?
E chi o sap.. O meglio forse qualcuno lo sa troppo bene. Dando uno sguardo al documento in questione, si legge chiaro chiaro che: “Agli atti della Direzione Partecipazioni e Controllo Analogo non risulta atto di adesione dell’Ente alla Fondazione festa dei Gigli di Nola (ehhhhhhh!!!!), ne alcun provvedimento concernente contributi o altro tipo di trasferimenti alla stessa”.

Ora considerando che secondo l’articolo 15 della Fondazione i soci sostenitori sono obbligati a contribuire “alla sopravvivenza della medesima ed alla realizzazione dei suoi scopi mediante contributi in denaro, annuali o pluriennali, che confluiscono nel fondo di gestione con le modalità ed in misura non inferiore a quella stabilita, anche annualmente, dal CdA” e che “la qualifica di Socio Partecipante Sostenitore dura tutto il periodo per il quale il contributo è stato regolarmente versato” sorge più di un dubbio. Perché la Città Metropolitana ci tiene a chiarire che lei nulla sa e nulla vuole sapere della Fondazione festa dei Gigli? Perché pur non versando alcuna quota viene ancora considerata socia sostenitrice a sua insaputa? E Fusco chi o cosa rappresenta in seno al CDA? 

C’è risposta? Mi auguro ci sarà… ovviamente carte alla mano…
Nel frattempo la speranza è che nessuno ricorra al TAR in merito alla posizione di Fusco, che con l’assegnazione alle porte… Sai che burdello esagerato… Patatern…

Nota in calce… per brevità ho evitato approfondimento di ulteriori situazioni quali:
1) Il procedimento contro la paranza Uragano è stato archiviato o ce lo siamo perso per strada? (vedi verbale 17/7/2017)
2) Il procedimento contro la bottega NAL è stato archiviato o ce lo siamo perso per strada? (vedi verbale 17/7/2017)
3) Il procedimento contro la paranza Volontari è stato archiviato o ce lo siamo perso per strada? (vedi verbale 17/7/2017)
4) Quando verrà pubblicato il bilancio preventivo 2018?
5) Quando verrà pubblicato il conto consuntivo 2017?

Ecco lo sapevo... sono andato lungo... Ma nun cià facc, nun cià facc...

venerdì 4 maggio 2018

Intervista doppia. Quando il calcio e il volley si incontrano finisce che si sposano (la storia di Alessandra D’Alessio e Raffaele Poziello)


Il calcio e il volley. Due universi paralleli dello sport distanti anni luce ma che talvolta potrebbero pure incontrarsi. Per caso o per uno strano scherzo della beffarda divinità Eupalla. Diciamo su una spiaggia della Calabria. E magari fidanzarsi e dopo tre anni sposarsi pure. Come Alessandra D’Alessio e Raffaele Poziello. Lei gioca nel Nola Città dei Gigli e sta lottando per la promozione in serie B, lui corre e suda con il Campania Ponticelli (all’anagrafe Frattese) in serie D alla ricerca di una salvezza non facilissima. 

Alessandra D’Alessio, ruolo?
“Libero. Quando ho cominciato non indovinavo un colpo e mi dicevano.. tu mettiti là dietro oì”

Raffaele Poziello?
“Trequartista. Ma ho giocato in tante posizioni. Mezzala, attaccante esterno, ala e mi è capitato pure di fare l’attaccante. Ho imparato ad adattarmi. Però mi diverto di più a giocare dietro le punte. Ma è il mister che decide e io cerco di fare del mio meglio a prescindere dal ruolo”.

Differenze che emergono da una semplicissima domanda. Le storie di vita sportiva di Alessandra e Raffaele sono diversissime, come il calcio e il volley. Lui sicuramente più schivo, pronto a dare spazio alla più espansiva Alessandra. Quando incrociano gli sguardi però li vedi i cuoricini che sprizzano dagli occhi di entrambi.

Come vi siete conosciuti?
Alessandra: “Aeee… In spiaggia in Calabria. Entrambi eravamo lì solo per un giorno. Quasi per caso. Anche se lui oggi è ancora convinto che io abbia detto a mio nipote di chiedergli se voleva giocare a pallone con lui…”

Raffaele ride…. 
Cenzo pensa che secondo me Raffaele non tiene ragione, di più.
Sempre parlando di cuoricini, Raffaele lo ritrovi spesso sugli spalti del Palamerliano. Chiacchierando vengo a sapere che spesso segue Alessandra anche in trasferta.

Ma avevi mai seguito una partita di pallavolo dal vivo prima di conoscere lei?
“No mai. Al massimo la nazionale in tv alle Olimpiadi”.

E tu Alessandra, avevi mai seguito dal vivo una gara di ‘calcio minore’?
“No no. E ammetto che ogni volta che lo vedo giocare mi sento male dall’ansia. Vorrei sempre il meglio per lui”.

Differenze tra i ‘due spalti’ ce ne sono…
Alessandra: “Nel calcio l’atmosfera è senza dubbio più tesa. Lo avverti anche sugli spalti”
Raffaele: “Un poco è vero… Sono sport diversi e questa differenza si avverte anche sulle gradinate”

E in campo invece…
Alessandra: “Lui all’inizio mi chiedeva sempre ma perché vi abbracciate e urlate sempre…” (ride tanto)
Raffaele: “E’ vero, questa cosa mi ha colpito tanto perché nel calcio come si potrebbe mai… Però il calcio è uno sport di contatto mentre il volley no, e questo cambia non poco le cose secondo me. L’aggressività, l’agonismo, la cattiveria agonistica devono per forza essere interpretati diversamente….”
Alessandra: “Infatti lui quando gioca esiste solo e soltanto l’obiettivo….”
Raffaele la interrompe: “Pure se avessi di fronte mio fratello, nei 90 minuti farei l’impossibile per batterlo. Poi quando finisce la partita si torna ‘normali’, ma prima sei un avversario e a me piace sempre vincere…”

Solo questo…
Raffaele: “A me ha colpito anche che, seguendola da tre anni quasi sempre, ho notato che nella pallavolo chi è più forte vince praticamente sempre, nel calcio non è così. La possibilità di risultati a sorpresa sono molto più frequenti…”
Alessandra: “Ma anche i soldi…”

In che senso?
Alessandra: “Che loro guadagnano molto molto di più. Non c’è proprio paragone, una roba tipo 1 a 10 e pure di più. Tanto è vero che lui quando mi ha conosciuta non ci credeva…
Raffaele ride: “E’ vero. Ricordo che dicevo ‘ma come, fai la serie B mica un campionato minore…’ (ride di nuovo).  Un trattamento diverso che non è proprio giusto credo. Siamo entrambi due atleti e facciamo dei sacrifici anche se abbiamo tanta passione per quello che facciamo”.

E invece c’è differenza nei gruppi? Nel senso che litigano più i maschi o le ragazze?
Alessandra: “No, più noi… Assolutamente…”
Raffaele: “Non è vero, non c’è differenza. Solo che il segreto di un gruppo e non far uscire mai nulla all’esterno e forse questo siamo più bravi a farlo”.

Oltre allo sport fate altro nella vita?
Alessandra: “Sono laureata in economia e commercio e sto prendendo la specialistica. Poi lavoro fino alle 18,30 per la Play Video Football, una società di Casoria che si occupa di calcio giovanile… Una realtà molto molto interessante, con idee innovative per promuovere i ragazzi che giocano a calcio…”
Raffaele: “Io per adesso gioco a calcio…”
Alessandra: “Questo è dovuto anche al fatto che guadagnano bene…” (ride)
Raffaele: “Non è vero… Non è solo per questo. Noi ci alleniamo di più, siamo impegnati cinque giorni a settimana per parecchie ore e poi c’è la partita…”

Alessandra cosa hai imparato da Raffaele atleta?
“La mentalità. Lui si comporta come un professionista. E’, come si dice, mentalizzato… A cominciare dall’alimentazione pre partita, tipo riso e proteine senza mai sgarrare ad arrivare all’atteggiamento in partita e in allenamento. Diciamo che per lui non esistono pause ed è tutto finalizzato allo sport. Per esempio da quando stiamo insieme non esiste che ci si prenda una giornata di pausa che so… per andare al mare…”

E tu Raffaele?
“L’umiltà. Come atleta ho imparato da lei che l’umiltà è fondamentale, non devi mai sentirti arrivato. Alessandra è consapevole dei suoi limiti ma lavora per superarli….”

Come avete cominciato…
Alessandra:  “Io tardi, tardissimo. A 18 anni. Mi trascinò mia cognata. Ero proprio una schiappa, la palla non la colpivo neppure. Ancora mi domando come ho fatto e come faccio a stare qua…”
Raffaele: “Io ho cominciato con la scuola calcio “Ciccio Foggia”, poi sono andato nelle giovanili dell’Avellino e poi ho girato tanto. Con la Sibilla in serie D quando arrivammo secondi, poi in Molise, in Puglia… Ho girato molto tra C e D”.

Alessandra hai cominciato tardissimo…
“Si infatti. Prima ho fatto ginnastica artistica… Con le capriole almeno tutt’appost… Poi ho dovuto imparare tanto. Tantissimo. Ho rubato tanto dalle compagne di squadra. La mia più grande fortuna è stata quella di giocare sempre con grandi campionesse. Ho comunque fatto tutta la gavetta. Ho cominciato dalla Seconda Divisione e sono riuscita a vincere pure un campionato di serie B. Guarda se solo ci penso… All’inizio ero veramente indecente, poi sono cresciuta anno dopo anno. Merito anche delle compagne con cui ho giocato. Dora Sollo, ad esempio, è una guerriera. Caratterialmente è tostissima. Luciana Lauro, schiaccia con la forza di un uomo. Margherita Cozzolino… Bello e buono io a giocare con loro. Sono stata fortunatissima. Poi Valeria Ricciardi. E quest’anno con Elena e Anna. Cioè io che gioco titolare in mezzo a loro che hanno vinto scudetti e giocato e vinto in Europa…”

Raffaele e tu chi giocatore ricordi…
“Vabbè, Tommaso Manzo è un campionissimo. Uno che ha segnato oltre 300 gol in carriera e ha cominciato a farlo tardi. Impressionate guarda. Ero ragazzino e giocare con lui… Mamma mia. Poi Checco Ingenito… gente che in quelle categorie faceva la differenza sempre”.

Alla fine a Nola, come ti trovi?
“Benissimo, nulla da dire. Luciano già lo conoscevo, con le ragazze mi trovo benissimo. Sono arrivata tardi e piano piano sono riusciti ad inserirmi. Davvero mi trovo benissimo. Società, compagne…”

E l’anno prossimo? Cioè, se rimarrai magari riusciamo a mettere una buona parola pure per Raffaele. Se resta mister Liquidato magari ci parlo io (ovviamente scherzo eh mister… a capa mia sotto i piedi vostri)
Alessandra: “Sarebbe bello giocare entrambi a Nola, non lo nego. Bellissimo…” (veramente ha detto “foss o ciel)
Raffaele: “Nola è una bella piazza. Di quelle storiche. Ho visto che sta facendo benissimo, soprattutto nel girone di ritorno è andata fortissimo. Conosco Schioppa, Mimmo Olivieri, Zaccaro. Dovrei scendere di categoria, non ho mai giocato in Eccellenza, mai dire mai… O magari… Che ne sai”.

O magari…. (e considerando che li ho sentiti prima della sfida col Cervinara…)
E magari…non succede, ma se succede invitiamo pure Ciro Poziello, difensore dell’Ercolanese. Perché come si dice, mai separare le famiglie…

Alessandra D'Alessio, libero del Nola Città dei Gigli
 
Raffaele Poziello, centrocampista del Campania Ponticelli

giovedì 26 aprile 2018

Non chiamatela campionessa, lei è solo Cecilia Di Laora (pure se ha vinto un campionato del mondo)


Quando era piccola ha dovuto scegliere tra continuare Danza o Judo. E lei, ovviamente ha scelto Judo. E' cominciata così la storia di Cecilia Di Laora che l'ha portata a diventare campionessa mondiale di Pankration oltre ad essere una delle migliori atlete in Italia per la sua categoria sia di Judo che Ju Jitsu. E tra una gara e un allenamento Cecilia va a scuola, dove impara violino e percussioni, e da sola ha imparato a suonare il piano. No, tranquilli. Cecilia non ha i super poteri e non arriva da un altro pianeta. E' solo una adolescente con la capa fresca che si diverte tantissimo.

CHI E' CECILIA? Quinta classificata agli ultimi campionati nazionali di judo (categoria Esordienti B – 70 kg). Secondo posto agli ultimi campionati nazionali di Ju Jitsu di categoria. Campionessa mondiale, europea e italiana di Pankration. Cecilia Di Laora, 15enne savianese è questo e molto altro.
Capa fresca (anzi freschissima) e testa dura, si definisce “sicura di me e nello stesso tempo un po’ pazza, forse iperattiva”. Cecilia oltre allo sport va anche a scuola (vabbuò, ci mancherebbe), talvolta fino al pomeriggio inoltrato perché ha scelto di fare dei corsi in più rispetto a quelli obbligatori. E fino a poco fa suonava anche in un gruppo.

Ma il tempo per gli amici?
“Ehhh… Non è facile trovarlo, soprattutto se anche nei fine settimana spesso sei impegnata nelle gare. Un’amica ogni tanto si lamenta che ho poco tempo per lei”.

La vita di un’atleta giovanissima che pratica arti marziali a certi livelli è dunque tutto sacrificio, sudore e mazzate….
“A me piace tantissimo. Cioè non lo vedo come un sacrificio. Io adoro allenarmi. Anzi, mi allenerei ancora di più di quanto faccio adesso. Ma purtroppo il palazzetto dove ci alleniamo non ha tutta questa disponibilità”.

La tua giornata tipo deve essere un casino esagerato…
“Divertente direi. Ad esempio il lunedì esco alle 18.15 da scuola e scappo velocissima in palestra dove finisco alle 22. Il giorno dopo devo andare a scuola… e basta. Questo è il mio prototipo di giornata”.

Per fortuna il sabato puoi uscire…
“Guarda, quando ci sono le gare, e quindi quasi sempre, neppure il venerdì…”.

Ricapitolando. Campionessa mondiale, europea e italiana di Pankration. Vice campionessa italiana di Ju Jitsu e quinto posto agli ultimi campionati italiani di Judo…
“E potevo essere pure campionessa italiana di Ju Jitsu ma in finale… vabbè, non mi sembra il caso…”.

Che cosa non ti sembra il caso?
“Niente ho appoggiato la mano sulla spalla (e mima il movimento) della mia avversaria e invece è successo un macello, come se l’avessi colpita in un occhio (colpo proibito)e mi hanno squalificata. Guarda una roba che se ci penso…”.

Comunque non è facile praticare a certi livelli tutte queste discipline…
“Molte si somigliano e mi viene naturale. Un po’ di difficoltà c’è soprattutto per le varie categorie di peso. Una volta ho dovuto passare una giornata intera avvolta in mille coperte a sudare per entrare in una categoria. E’ stato divertente però”.

Come hai cominciato…
“Da piccola facevo danza e judo. Poi gli impegni cominciavano ad accavallarsi e ho dovuto scegliere. E ho scelto il judo”.

Ma anche perché tuo padre è un maestro di arti marziali (mi suggeriscono dalla regia)…
“Mmmmh… No, no… ma pure se non insegnava mio padre. Avrei scelto comunque quello”.

Una campionessa che pratica tre discipline…
“E non vedo l’ora di cominciare la MMA. Adoro quei colpi in faccia (in realtà dice pugni, cioè le piaccioni i pugni in faccia)”.

Suggerisco, visto l’affinità con Pankration: ma la greco-romana no? In Italia abbiamo un’ottima scuola e tradizione…
“Quale sarebbe? Ahh.. Sì sì, ho capito… quella con la tutina sexy… No no no…”.
Interviene il padre: “Ha qualche dubbio sulla tutina… (ridiamo).  A parte quella, è già stata contattata da un maestro ma si sarebbe dovuta tesserare per un club pugliese e non poteva. Però ammetto che ci stiamo pensando… La greco-romana è molto affine al pankration d’altronde”.

Comunque da queste parti non è proprio normale trovare una ragazzina che pratica questi sport a livelli così importanti…
“E’ vero, sono sport che nei pregiudizi delle persone sono prettamente maschili. Al sud poi… Però ammetto che non è facile trovare altre ragazze come me. Per questo sono praticamente obbligata ad allenarmi con i maschi. Se pensi che questi sport anche negli allenamenti il combattimento è fondamentale… Combatto quasi tutti i giorni con dei ragazzi… E li batto pure”.

Vai a scuola, dicevamo…
“E pure bene”
La mamma ride e dice: “adesso non esageriamo. Per esempio l’insegnante di violino a scuola ha detto che gli sport che pratica non sono proprio adatti, visto che le mani per suonare sono importanti e lei invece…”.
Ma Cecilia interrompe: “Guarda qua queste dita. So storte eh… Hai visto come so storte (e ride). Sto sempre fatta male, una volta la mano un’altra il ginocchio… Ma che devo fare… Mi piace”

Cosa studi?
“Vado al liceo musicale a Nola. Studio violino e percussioni… Poi suono il pianoforte e il basso, ma questo a casa. Il pianoforte ho imparato a suonarlo da sola”.

Poi mi hai detto che hai un gruppo….
“Avevo un gruppo, prego”.

Ahhh… Scusa. Perché hai lasciato?
“No, quale lasciato. Io non ho lasciato proprio a nessuno. E’ che nel mondo della musica c’è bisogno di persone all’altezza di poter affrontare determinate situazioni. Bisogna trovare le persone giuste con le quali condividere quello che si fa. Punto e basta”.

Il futuro di Cecilia?
“(ride)Aeee…  Nel senso che voglio continuare a frequentare la scuola e a combattere. Sicuro c’è solo che voglio cominciare a provare MMA…”.

In bocca al lupo allora.
“Crepi”.


Cecilia con la nazionale Italiana ai mondiali di Pankration (Grecia)


martedì 17 aprile 2018

Chiara Palazzolo e la dolce leggerezza di saltare a vuoto (ovvero che vita grama quella di un centrale)


Centrale si nasce e non si diventa. In genere vieni scelta perché sei la più alta, ma poi finisci per farti prendere da questo ruolo ingrato. Dove sono più le volte che salti a vuoto che quelle in cui ricevi la palla. E non perché devi fare una finta, perché la palleggiatrice può sempre cambiare idea e tu devi farti trovare pronta. E’ un ruolo dove ci vuole un fisico bestiale a fare destra-centro-sinistra e poi sinistra-centro-destra  sotto rete (e poi ancora e ancora e ancora), ma anche grande freddezza e lucidità perché devi leggere il gioco della palleggiatrice avversaria… ma pure quello della tua. Insomma, la vita del centrale è di per se una vita di m***a.  “Se poi la palleggiatrice avversaria è una come Elena Drozina lo è ancora di più. A volte in allenamento non mi fa capire proprio nulla e salto a vuoto che è un piacere”, commenta ridendo Chiara Palazzolo, 20 (quasi 21) anni di centrale in forza al Nola Città dei Gigli.
 
Chiara mi ha offerto un caffè e mi ha parlato di tante cose. Alla fine è venuta fuori per quella che è, una ragazza di 20 anni. Con tutti i pro e i contro di avere 20 anni. Una piacevole chiacchierata, dunque, anche e soprattutto sul ruolo del centrale. “Tu una volta hai colto benissimo in un tuo articolo cosa significa giocare da centrale. Cambi di direzione continui, destra-sinistra-centro e di nuovo a destra, poi devi leggere le situazioni, devi correre come speedy gonzales proprio. Si fatica tanto. Non è una vita facile (ride)”. Mi spiega tutto del suo ruolo, parlandomi pure di certo cose strane, come “il primo tempo fuori tempo, la sette, la fast, la due C”… e io la faccio parlare perché si vede che si vuole raccontare, quasi sfogare. E intanto annuisco con la testa come a dire “Eh lo so so” (si ma che c***o è una due C? e una sette?).

Classe 1997, Chiara Palazzolo è una delle ‘piccole pesti’ che non troppi anni fa riuscirono a giocarsi il titolo di campione nazionale di categoria.
“Siamo cresciute insieme – mi spiega – Siamo sempre state un grande gruppo. Tutte legate l’una all’altra. Siamo cresciute insieme, sia sportivamente che caratterialmente. Siamo ancora molto legate”.

Quante siete rimaste di quel gruppo in squadra?
“Adesso siamo rimaste solo in tre. Io, Alessia e Lucia. Che è la mia migliore amica e siamo proprio inseparabili dentro e fuori dal campo. Poco fa è andata via Caterina. Ad inizio stagione invece ci ha lasciato Santa”.

Come l’hai presa?
“Malissimo. Quando giochi insieme a qualcuno da sempre, il distacco è traumatico. Perché non siamo solo compagne di squadra, ma qualcosa in più. Le esperienze vissute insieme, le vittorie e le sconfitte. I momenti di gioia e quelli tristi. Abbiamo condiviso anche momenti di vita importanti. E’ normale che sono situazioni toste da affrontare. Penso a Santa, a Caterina. Con tutte le ragazze ci siamo sempre aiutate a vicenda. Purtroppo anche i distacchi fanno parti di certi processi di crescita. Ho cominciato ad imparare che alla fine devi cominciare a contare principalmente su te stessa. Anche se per una che se pensa alla pallavolo pensa alle sue amiche non è stato facile. Anzi ancora non lo è…”

A 20 anni è normale, però poi si cresce dai…
“Stai parlando con una che voleva fare la ballerina ma che è stata obbligata a giocare a pallavolo. E allora ho obbligato tutte le mie amiche a venire con me”.

Un caratterino niente male…
“No infatti (ride). Sono una abbastanza tosta. Molto diretta, che non le manda mai a dire. Anche se prima ero peggio, tutto istinto. Adesso, grazie anche alla pallavolo e soprattutto a tutte le volte che Guido mi ha alzato le sedie addosso (giuro ha detto proprio così), ho imparato ad essere un po’ più riflessiva”.

Cioè stai dicendo che Guido Pasciari ti prendeva a sediate sulla schiena?
“No no (ride tanto). Diciamo sono ‘sedie addosso’ metaforiche (ride). Guido è stato importante per la mia crescita sia sotto l’aspetto caratteriale che sotto quello di atleta. Se oggi sono quella che sono lo devo anche a lui. Però fatevi dire quante cazziate mi ha fatto… Credo che per tutto il gruppo delle ex ‘piccole pesti’ Guido è come un secondo padre. Lo sai che è stato lui a decidere che dovevo fare il centrale… anche perché io fino a 14 anni ero proprio una schiappa poi non so neppure io cosa è successo…”

Dunque alla fine, Chiara Palazzolo è una che sa quello che vuole? Per esempio, giocare a pallavolo…
“Ehmmm… L’anno scorso ho smesso per qualche mese. Non avevo più gli stimoli, non so cosa mi sia successo, ma non me la sentivo più di giocare. Alla fine però non ce l’ho fatta a stare ferma. Sono tornate perché mi mancava troppo. Mi sono sentita come se mi mancasse l’aria e dopo meno di due mesi sono tornata”.

Questa stagione invece… come sta andando?
“Stiamo tutte lavorando sodo, cercando di fare del nostro meglio. Luciano poi è un allenatore che ti chiede sempre il massimo. Sia sotto l’aspetto fisico che mentale. Io, tutte noi, stiamo facendo dei sacrifici immensi e ce la stiamo mettendo davvero tutta. Vogliamo cercare di regalare soddisfazioni importanti alla società, che per noi è davvero come una seconda famiglia. E non sono parole di circostanza. Guarda che è davvero così. Una parte della mia vita l’ho trascorsa con questa squadra, con queste persone ”.

Quanto vi stanno aiutando due atlete di valore come Elena Drozina e Anna Pericolo?
“E’ normale che hai solo da imparare da due come loro. Elena è praticamente un’allenatrice in campo, oltre ad essere una palleggiatrice davvero incredibile. Guarda, è davvero forte. Anna invece la vedo come una mamma (nel senso che è anagraficamente avanti negli anni? Anna Pericolo velatamente – ma neppure troppo - sta dicendo che sei vecchia… attenzione eh), in campo è una tosta, ma davvero tosta… assai proprio. Comunque non ci hanno mai fatto pesare la loro maggiore esperienza, anzi sono sempre pronte a darci una mano”.

L’obiettivo alla fine è quello di andare in B2…
“La società se lo merita, ma noi dobbiamo comunque andare avanti un passo alla volta. Per ora pensiamo a chiudere al primo posto la regoular season poi pensiamo al resto. Però io una cosa la posso affermare con certezza assoluta: che tutti i sacrifici che stiamo facendo devono per forza portare dei risultati importanti. Questa cosa non esiste proprio”. E basta guardarla negli occhi e notare come cambia il tono della voce che è proprio convinta...


martedì 27 marzo 2018

Tonia De Martino, l'attaccante basso che salta fino in cielo (ovvero la pallavolo come stile e ragione di vita)


Questa intervista è un record. Perché per scriverla ci sono voluti più di tre mesi. Questa intervista prova ad essere anche un racconto. Di una ragazza che lavora presso “pallavolo”. E non potrebbe fare altrimenti. Che gioca con il Nola Città dei Gigli, perché non potrebbe proprio farne a meno. Di un attaccante basso (nel senso di corto) che però salta come una gazzella, anzi no, ‘come un cavallo’ (cit.). Una che con la palla deve avere un rapporto particolare, perché la nomina continuamente. Di una giocatrice che vuole sempre superare i propri limiti in campo, ma mi permetto, anche fuori. D’altronde non potrebbe essere così, perché con l’altezza che si ritrova avrebbe potuto fare il libero, al massimo la palleggiatrice… e invece fino a poco tempo fa giocava addirittura da opposto.

Tonia De Martino. 24 anni. 9 dei quali passati a giocare a pallavolo. 7 a Nola.
“Sono stata a Poggiomarino e a Pomigliano, dove ho vinto due campionati di serie D. Poi ho sempre giocato a Nola”.

Ruolo?
Attaccante.

Ma sei bassa…
“Ehhhh, è vero (ride)... pensate che fino a poco tempo fa giocavo opposto… Ma ho due gambe che mi danno quel qualcosa in più... Chiedetelo a Guido, vedete cosa vi dice... Guidoooo”
Sto fatto del voi mi fa sentire vecchio…

In campo Tonia è un concentrato di grinta, potenza e rabbia (agonistica). Lei non colpisce la palla, la prende a schiaffi…
“Ma nella vita sono forse più calma, più tranquilla. Ma se mi fanno arrabbiare… (ride)

Quindi quando giochi ti trasformi?
“No (ride), non è così. La pallavolo è una cosa da cui non sono mai riuscita a distaccarmi. E’ talmente importante per me… il momento in cui sei tu, il pallone, la squadra… E’ il MIO momento”.

Mamma mia. Conta così tanto la pallavolo per te?
 “E’ che arrivati a certi livelli, si fanno così tanti sacrifici e rinunce… Gli allenamenti, essere sempre presente, le partite, la squadra…  quindi, o per te è davvero importante o non lo fai più e rinunci. A me la pallavolo ha insegnato davvero tanto. A superare i miei limiti non solo atletici ma anche come persona. E’ uno sport che trasmette l’attaccamento alla palla, alla squadra…”

Che poi sarebbe il Nola Città dei Gigli…
“E’ un ambiente nel quale mi trovo benissimo. Sono davvero legata a questa squadra, a questa società. A Guido, alle ragazze, al Nola… A tutto…”

Il tuo ricordo più bello legato alla pallavolo?
“Io lego i momenti più belli alle stupidaggini che facevamo con Alessandra Pasciari nello spogliatoio. Ci divertivamo come pazze…”

Quello più brutto?
“Quando in campo non riesco a fare del mio meglio, a dare quello che vorrei”

Pensi già a quando non giocherai più?
“Ma assolutamente no. Non ci penso proprio… noooo, ma quando mai”.