martedì 1 agosto 2017

Amarcord 1994. Quando potevamo fare "la storia" del Liceo Carducci e invece ci chiavammo solo un tummulo di mazzate



PREMESSA. IoCenzo informa (e fa “il cazzaro” – cit. -) per passione, per un pizzico (ma pure due) di narcisismo, perché per lui scrivere è una questione di vita (l'ossigeno proprio). IoCenzo non è al soldo di nessuno. IoCenzo se dovesse essere al soldo di qualcuno, come fatto in passato, lo renderebbe pubblico. IoCenzo è libero (o forse si illude di esserlo). IoCenzo scrive quello che pensa sia la sua verità. IoCenzo rispetta e tiene in conto solo i consigli degli amici. Che IoCenzo poi faccia di testa sua è un altro conto. Gli amici di IoCenzo non si sono mai permessi di censurarlo. IoCenzo si piglia certe paliate (fortunatamente solo virtuali) dai sui amici. IoCenzo… è fatto così: casatiello, autolesionista, cervellotico, istintivo, di autistima medio-scarsa, empaticamente una pippa proprio, ma è pure un poco bravo guaglione. IoCenzo spera che i pochi lettori afecionados apprezzino un pochino queste cose.
Adesso leggetevi questo amarcord. IoCenzo doveva scrivere qualcosa se no impazziva e usciva di capa. IoCenzo ha profondamente riflettuto su cosa scrivere. IoCenzo ha comunque intossicato l'anima a due o tre cristiani più la moglie e la mamma. IoCenzo poi si è ricordato ‘sto fatto’. IoCenzo allora ha scritto. Non preoccupatevi IoCenzo tornerà a rompere le scatole a tutti. IoCenzo prima però deve andare in ferie. IoCenzo aspetta comunque un pezzo della sua coscienza (Jamm bell… “mammamà” - cit. Sofia), quello più capatostissimo di tutti. 
 
CORREVA L'ANNO 1994. O almeno così mi pare. Il mese era quello di febbraio. Con un autobus tutto scassato una quindicina di giovinastri si apprestano a partire alla volta di Pomigliano d’Arco per disputare una ‘partita storica’. Per la prima volta una squadra sportiva del Liceo Classico “Giosuè Carducci” di Nola si apprestava a disputare la fase finale del campionato provinciale di basket. Un successo ‘da ricordare’ per l’epoca (primi anni ’90), anche il passaggio della fase a gironi, dove Marigliano imperava nonostante la “generazione di baby fenomeni nolani” che aveva portato l’allora CAP a disputare il campionato nazionale di categoria (sfidarono all’epoca pure Caserta (dove se la memoria non mi inganna militava un tale Ancillotto) pigliando un mega paliatone.
LA SQUADRA. Incoraggiati e supportati dalla mitica prof. Vanda “sta mano po esse fero” Ferone, si decide, noi ragazzi delle terze Liceo di apparare la squadra. Ovviamente io non decido un cazzo, ma i miei migliori amici mi buttano dentro lo stesso. Ogni scusa è buona per far casino e saltare lezioni e non fare compiti. E noi o le saltiamo tutti insieme o andiamo a scuola (vabbuò, diciamo così) tutti insieme (ahh beata giovinezza). Per quello che ricordi entrano nel rooster: Filippo ‘il nazareno’ Podda, Valerio ****ò De Sanctis, Francesco Casoria, Vincenzo ‘ziuziu’ Pistone, Alessandro ‘Zenone’ D'Alessandro, Dino Nappi, Emilio ‘l’indiano’ Petillo, Carmine Tulino e io, Vincenzo ‘cenzone’ Capezzuto: sono quelli che sicuro ci stavano, poi mi pare Francesco Pesce e Umberto ‘malapelle’ Napolitano (ma di sta cosa non ne sono sicuro). La guida tecnica viene affidata a Nino ‘nineo’ Napolitano (che ancora mi domando cosa c'entrasse visto che era più grande di noi), supportato dal top player Paolo Ammaturo. Paolo è scuola Avellino, gioca davvero bene per gli standard dell’epoca. Ma non può far parte della squadra perché tesserato. La ‘botta di culo’ è che quell’anno i tesserati non possono far parte della squadra. Un vantaggio per il Liceo, uno svantaggio per Marigliano.

LA FASE A GIRONI. Il Liceo capita con la Ragioneria del supercampionissimo Massimiliano Guida e la corazzata Marigliano. La prima partita è con la Ragioneria. Si gioca in 5 contro 1 (PaternoGuida). Quell’1 è (credo) il più forte giocatore di basket nato a Nola da sempre. E fa una roba tipo 40 punti o su di lì. Stravinciamo. Tanto che gioco pure io per un paio di minuti. La squadra c’è. Siamo organizzati (tre o quattro schemi, tra cui uno chiamato “pugno”… che cazzo di memoria è…). La prof Ferone ci crede. Pure noi. Intensifichiamo gli allenamenti. Per la gioia di tutti. Lezioni saltate, compiti giustificati. Ovviamente si mente di brutto: due ore di allenamento diventano 4. La partita con il Liceo Scientifico di Marigliano è da dentro o fuori. Chi vince passa. Storicamente ci hanno sempre fatto il mazzo. Sempre. Ma questa volta è quella buona. La gara è apertissima. Si lotta punto a punto. Coach ‘nineo’ sul finire della gara per far rifiatare gli altri, chiede a me e Tulino di entrare in campo. Rispondiamo con lo sguardo: “ma ci hai visto bene a tutti e due”. Alla fine si vince. Festa grande negli spogliatoi. Si vuole far saltare per aria la Ferone. Basta uno sguardo. Si cambia subito idea. Pistone salta con noi, nonostante l’infortunio (fresco operato era indisponibile).

IL GIORNO DELLA PARTITA. Arriva in un pomeriggio di febbraio. Avversario è un liceo scientifico di Acerra. Si gioca a Pomigliano, campo neutro. Siamo tutti elettrici. Dopo la scuola si parte in autobus. Prima tutti dalla signora con megapanini per rimetterci in forza. Si parte ed è subito caciare. Cori, sfottò e allucchi vari. Nei pressi della Total Filippo e Pistone mostrano il culo ai passanti dal finestri. E giù a ridere. Si arriva a Pomigliano. I nostri avversari sono tosti. Brutti, cattivi e incazzati. Ma noi lo siamo di più. Durante il riscaldamento sale la tensione. Pistone piglia a calci un banco presente in palestra e lo scaraventa sul muro. Si ride. Come eravamo scemi. Comincia la gara. In panchina l’assistente Ammaturo si veste da Carnevale. Da alto e biondo, diventa tarchiato, capelli lunghi da indiano. E in campo Emilio Petillo è scatenato. Sembra un vichingo (alto, biondo e infallibile al tiro). Si lotta punto a punto. Gomito a gomito. Cazzotto a cazzotto. Poco prima dell’intervallo siamo sotto di poco. Pistone riceve un colpo scorretto e manda con uno spintone prepotentissimo un avversario dentro i bagni (giuro l’ha fatto davvero). Si tenta lo scontro, gli animi si surriscaldano. Ad inizio ripresa però la tensione esplode. Filippo, dopo una serie di colpi proibiti ricevuti, perde la calma (ma com’è potuto accadere mi domando ancora oggi – ah ah ah) e sgomma di sangue il suo avversario. Scoppia l’inferno. Tutti rincorrono tutti, le prendiamo (poco) e le diamo (tante). La prof. Ferone perde tre bottoni del giaccone, nel tentativo di separarci. Si urlano minacce velatamente delinquenziali (vi veniamo a prendere fino sotto casa e tanto altro). La gara è sospesa. Ci calmiamo e torniamo alle nostre case tutti contenti e divertiti. Certo, si poteva fare la storia, ma alla fine conta che ci siamo divertiti parecchio. Il giorno dopo filone collettivo per festeggiare fuori da Silvio (che stava ancora fuori al "viale").

P.S. Se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo... Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento? Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento. Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro: compagni il gioco si fa peso e tetro….

Estate post maturità. Io e l'avv. Geppino Podda (foto scattata da Filippo e che custodisco gelosamente) in un caldo pomeriggio post maturità